Apertura anno scolastico:
il discorso del Presidente Ciampi.
L'Ufficio
Stampa della Presidenza della Repubblica rende noto il testo dell'intervento
del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, in occasione
dell'apertura dell'anno scolastico 2003/2004:
Cari ragazze e ragazzi, cari
insegnanti,
eccoci per la quarta volta
sul Vittoriano, all'inizio di un nuovo anno scolastico.
Anche grazie al nostro
incontro, che accomuna tutte le scuole d'Italia, questo monumento sta vivendo
una seconda giovinezza. Lo riscopriamo simbolo dell'eredità di valori che le
generazioni del Risorgimento ci hanno affidato. Le fondamenta di questi valori
sono qui incise nel marmo: l'unita' della Patria, la libertà dei cittadini.
L'anno di studi che si è
appena avviato è dedicato alla costruzione dell'Europa.
Quando ci chiediamo che cosa
sarà l'Unione europea, la risposta è che essa sarà come già la vivete voi
oggi: maggiore libertà di movimento, di relazioni tra i cittadini dei nostri
popoli, maggiori stimoli a conoscere, a guardare a un mondo più vasto.
Il vento che vi spinge porta
con sè qualcosa di antico. Quando viaggiate in Europa vi rendete conto che
l'Europa è fatta delle Nazioni, dei popoli europei, con le loro tradizioni. La
ricchezza d'Europa è proprio la presenza di queste storie diverse che si
intrecciano, si influenzano da secoli.
Girate per l'Europa
orgogliosi di essere italiani! Troverete altri giovani orgogliosi di essere
tedeschi, francesi, spagnoli, olandesi, polacchi e delle altre 19 Nazioni che
compongono l'Unione europea. Ma sentirete dentro di voi di avere matrici
comuni.
Questo è l'anno dell'Europa,
ma è anche l'anno in cui si ricorda l'inizio - sessant'anni fa - di un
complesso e doloroso passaggio della nostra vita nazionale, conclusosi
positivamente con la Costituzione repubblicana.
Leggete la Costituzione.
Commentatela con i vostri insegnanti. E' un testo di cui essere orgogliosi
come lo siamo del Tricolore e dell'Inno di Mameli. Costruita su solide basi ci
unisce - da oltre cinquant'anni - in un patto di cittadinanza comune.
La Costituzione assegna
alla Repubblica il compito di "dettare le norme generali dell'istruzione"; di
"istituire scuole statali per ogni ordine e grado"; di "assicurare ai capaci e
meritevoli, anche se privi di mezzi," il diritto di "accedere ai gradi più
alti degli studi".
E' diritto e dovere dei
genitori di "istruire ed educare i figli".
Educare significa soprattutto
trasmettere valori.
Esiste, naturalmente, una
sfera privata dei valori. Di questa, ciascuno è responsabile solo di fronte
alla propria coscienza.
I valori che ci uniscono
come cittadini italiani, sono proclamati solennemente nei primi dodici
articoli della Costituzione.
Ricordiamo alcuni tra
questi principi, semplici e chiari, scolpiti nei nostri cuori: · la
democrazia, i diritti inviolabili dell'uomo, i doveri inderogabili di
solidarietà; · l'eguaglianza e la pari dignità di tutti i cittadini davanti
alla legge; · il diritto e il dovere al lavoro; · l'unità indissolubile della
Repubblica, nel rispetto delle autonomie locali; · la promozione della
cultura; · la difesa della Patria; · l'impegno per la pace.
Del rispetto dei principi
costituzionali tutti noi siamo responsabili, gli uni nei confronti degli
altri.
Ne siamo responsabili, in
primo luogo, noi adulti verso Voi giovani se vogliamo che la Repubblica trovi
nei suoi cittadini le risorse necessarie per progredire.
Ogni generazione è anche il
frutto di quanto le generazioni precedenti sono state capaci di insegnare.
Educare non e' facile.
Alto e nobile è il compito
degli insegnanti. Bisogna saper parlare, bisogna saper ascoltare. E' l'unica
via per rinnovare negli anni quel patto fra le generazioni senza il quale la
vita di una società si inaridisce.
Nel mondo della scuola
incontro spesso insegnanti straordinari. Operano con passione e capacità
professionale, in condizioni anche difficili; comprendono le inclinazioni, le
inquietudini, le aspirazioni dei loro allievi; riescono ad aprire con loro un
dialogo.
E' dovere di tutti, ciascuno
nel proprio ruolo, non lasciarli soli nel loro lavoro, assicurare alla loro
professione la centralità ed il rispetto che merita.
I più fortunati fra noi hanno
incontrato nella loro vita almeno un "maestro". E' scritto nel Talmud: "due
cose ciascuno dovrebbe fare a proprio vantaggio: trovare un amico e cercare un
maestro".
Quando questo accade, si
forma un legame che dura per sempre, che arricchisce ed aiuta ad affrontare i
momenti importanti della vita, anche quando quel maestro non c'è più.
Cari ragazzi, l'educazione
non si impone, si matura in noi con la partecipazione attiva nella scuola,
nella famiglia, nella società, con la riflessione.
Non accettate mai l'idea che
fare o non fare, impegnarsi o non impegnarsi siano in fondo la stessa cosa.
Ciascuno di noi ha in sé la
capacità di costruire la propria esistenza e di contribuire positivamente a
quella degli altri.
Abbiate fiducia nella
possibilità di trasformare i vostri sogni in progetti di vita. Sta in voi.
Alla vostra generazione è
stato concesso un dono prezioso, che noi non abbiamo avuto: il dono della
pace.
La pace nasce, ancor prima
che dalle istituzioni, dalla conoscenza reciproca. Non dobbiamo avere paura
del confronto: nella famiglia, nella scuola, con gli amici, con chi appartiene
ad altre culture. Nel dialogo i concetti inesatti vengono corretti, quelli
destinati a durare diventano più forti e vitali.
Condotto con spirito di
verità e con rispetto reciproco, il dialogo è alla base di quel "futuro di
pace fondato sui valori comuni" che i popoli d'Europa hanno deciso di
condividere e di diffondere.
Al dialogo, che è esercizio
di democrazia, ci si prepara anche e soprattutto sui banchi di scuola, nel
quotidiano incontro con i compagni, con gli insegnanti.
Cari ragazze e ragazzi,
mantenete vivi l'entusiasmo,
lo slancio che già state esprimendo in più modi: nell'impegno per la pace;
nell'orgoglio di essere italiani; nella ricerca dei valori sui quali impostare
la vostra vita.
L'immagine che mi sono fatta
di voi giovani, dopo tanti incontri in tutta Italia, mi conforta e mi conferma
nella fiducia per il futuro della nostra Patria.
Non lasciatevi scoraggiare,
se alcune delle esperienze della vita saranno deludenti.
Respingete ogni tentazione di
illusorio rifugio nell'indifferenza. Coltivate i vostri ideali, le vostre
ambizioni.
Impegnatevi per rafforzare
quel patrimonio di principi, di convinzioni che è già in voi.
Per fare questo, all'invito
a "guardare in alto" aggiungo quello di "cercare in voi", nella vostra
coscienza, la risposta alle vostre inquietudini, la soluzione dei vostri
problemi.
Ciò di cui avete bisogno,
solo in voi potete trovarlo. Potranno aiutarvi buoni maestri, buone letture,
il confronto con gli altri. Non ci sarà forse mai una improvvisa
illuminazione. Ma un giorno vi accorgerete che il complesso di esperienze e di
riflessioni che avrete maturato, avranno fatto sì che nei vostri animi, nella
vostra mente, si sia fatta maggiore chiarezza: vi sentirete più sicuri di voi
stessi.
Il patrimonio di valori che
avrete acquisito sarà la bussola che vi guiderà nell'affrontare le quotidiane
prove della vita.
Vi ricordo la massima di un
grande europeo, Goethe: "Pensare è facile. Agire è difficile. Agire seguendo
il proprio pensiero è la cosa più difficile del mondo". La coerenza fra
pensiero e azione richiede impegno, passione civile.
Ogni decisione che dovrete
prendere sarà sofferta. Ma, una volta presa, la vivrete come una liberazione,
senza tentennamenti. E con l'andare degli anni, potrete guardare al vostro
passato con animo sereno.
E credetemi: è tanto.
Con questa convinta fiducia,
auguro a tutti un buon anno scolastico.
Roma,16 settembre 2003