Associazione Nazionale Professionale e Sindacale. - Via Lazzaretto, 3 - 20124 Milano - Tel. 0229015062 - Fax 0263618273
  

 

 
  

     

  Roma, 12 Gennaio 2004 

AUDIZIONE PRESSO LA VII COMMISSIONE – CULTURA SCIENZA ISTRUZIONE

CAMERA DEI DEPUTATI 

Oggetto: valutazioni e proposte del COSSMA in merito allo schema di decreto legislativo concernente la definizione delle norme generali relative alla scuola dell’infanzia e al primo ciclo di istruzione ai sensi della Legge 28 marzo 2003 n.53. 

Premessa

E’ ampiamente diffuso tra i Docenti un clima di delusione e sfiducia che segue la speranza di vedere finalmente attuata una riforma della scuola valida e accettabile. La fretta, più volte denunciata, con cui si è approvata la legge delega 53 e con la quale si è avviata e si vuole concludere la fase più importante, quella attuativa dei contenuti, non ha garantito e non garantisce il necessario e ampio dibattito di approfondimento delle questioni e dei problemi aperti.

Nella prima decade di aprile 2003 il Ministro Moratti ha inviato a circa 300 tra associazioni, sindacati e gruppi vari le bozze dei documenti, ora in massima parte recepiti dallo schema di decreto in questione, assegnando tempi strettissimi – 30 aprile – per fornire un parere e, dopo pochi giorni, prima settimana di maggio, ha sottoposto al parere del consiglio dei Ministri la bozza di decreto approvata poi il 12 settembre.

Da maggio a settembre il Ministro ha dato comunque avvio, con decreti propri, alla prima fase della riforma con il conseguente aumento dello sconcerto e dello stato confusionale di docenti, dirigenti e genitori.

Abbiamo letto attentamente i resoconti delle audizioni del Ministro presso codesta commissione. Non abbiamo trovato nessun cenno allo stato reale del mondo scolastico né tanto meno ai tanti pareri che pur sono stati espressi dagli organismi interessati e interpellati.

Alleghiamo il documento inviato al Ministro il 30 aprile 2003 con le questioni da noi trattate in modo approfondito, tuttora aperte, e contenute nell’articolato di decreto che sotto esaminiamo. 

CAPO I – SCUOLA DELL’INFANZIA

Articolo 1 – comma 2

Temiamo fortemente che questo comma rimanga una pura enunciazione di principio senza conseguenze. Nel commento esplicativo del Ministro a questo comma si dice che “le iniziative per assicurare la generalizzazione della scuola sono condizionate dall’accertamento della situazione di offerta complessiva del servizio nelle sue diverse forme di gestione (statale e paritaria)”. Questa affermazione ci sembra non solo discutibile, ma prevaricante della libertà di scelta. Crediamo che una legge dello stato debba garantire e assicurare innanzitutto il diritto di scelta e frequenza delle scuole statali.

Articolo 2 – comma 2

Eravamo e siamo a tutt’oggi, come moltissimi altri, fortemente contrari alla ammissione alla scuola dell’infanzia dei bambini inferiori ai tre anni di età. Chiediamo che la fase sperimentale, stabilita nel successivo articolo 12, venga attentamente monitorata e vengano diffusi tempestivamente i dati.

Come abbiamo più volte ripetuto l’abbassamento dell’età di iscrizione non migliora la scuola dell’infanzia e non è positiva per il bambino, pertanto riteniamo che a tal riguardo la Legge 53 debba essere modificata. 

Articolo 3 – comma 1

Siamo fortemente contrari ad un tempo scuola elastico, che va da un minimo di 875 ad un massimo di 1700 ore annue, lasciato alla libera scelta delle famiglie e non riteniamo pertinenti le affermazioni del Ministro che avvalorano questa scelta.

Il Ministro afferma  che “rispetto all’esistente, l’offerta formativa è pienamente garantita” e che gli aspetti di rilievo sono: “il pieno riconoscimento della potestà organizzativa delle istituzioni scolastiche di definire il modello organizzativo più funzionale al progetto educativo delle scuole e il ruolo significativo delle richieste delle famiglie nella determinazione dei modelli orari”. Queste affermazioni oltre a non essere assolutamente giustificate, collidono tra di loro.

Dire che a un bambino di età dai due anni e mezzo ai cinque-sei anni  possa essere garantita una offerta formativa facendolo permanere a scuola su richiesta della famiglia 50 e più ore settimanali fino a 1700 ore annue è alla realtà dei fatti veramente assurdo e incredibile. 

Come abbiamo già detto al Ministro le esperienze maturate in questi anni con l’attuazione delle 7 e 8-10 ore giornaliere previste rispettivamente dalle Leggi 444/68 e 463/78 ci ha portato a concludere che tempi troppo prolungati sono negativi per il bambino.

Pertanto rinviando alle motivazioni ampiamente espresse al Ministro nel documento allegato, chiediamo che per garantire a tutti i bambini frequentanti le scuole dell’infanzia di tutto il territorio nazionale pari opportunità, il tempo scuola possa essere scelto dalle famiglie tra moduli di:

·        35 ore settimanali pari a 1225 annuali

·        40 ore settimanali pari a 1400 annuali

All’interno di questi moduli deve essere comunque garantita, in relazione ad esigenze individuali o strutturali, la frequenza di un tempo ridotto minimo di: 25 ore settimanali = 875 ore annuali. Eventuali tempi aggiuntivi, richiesti dai genitori entrambi lavoratori, devono essere considerati tempi diversi rispetto al comune curricolo scolastico. Ad essi occorrerà eventualmente far fronte a livello locale, nel rispetto dei bisogni dei bambini, anche attraverso forme organizzative elastiche, organiche e raccordate con i servizi sociali e del tempo libero presenti nel territorio (ludoteche, spazi gioco, ecc.).  

In merito alle questioni relative a:

·        le forme di coordinamento didattico – art. 3 comma 2;

·        la documentazione relativa al processo educativo – art. 3 comma 3;

·        l’organico dell’istituzione scolastica;

·        la formazione del modulo base sezione; 

rinviamo alle pagine 3 e 4 del documento allegato. 

In merito alle questioni riguardanti la scuola primaria relativamente all’organizzazione delle attività, al docente tutor, al portfolio e ai contenuti curricolari permangono i dubbi e le perplessità già espresse e ribadite nei documenti allegati.

Chiediamo inoltre l’attenzione della commissione sugli art.12 comma 3 – art.13 comma 3 – art.14 comma 2  nei quali si dispone l’adozione in via transitoria, dell’assetto pedagogico e didattico organizzativo, individuato negli allegati A, B, C, e D fino all’emanazione delle norme regolamentari di cui all’articolo 8 del DPR 8/3/99 n.275, ovvero delle norme che riguardano la definizione dei curricoli che il ministro dovrebbe emanare sentito il consiglio nazionale e le competenti commissioni parlamentari.

Crediamo che questo sia un modo per introdurre in maniera surrettizia i contenuti fondamentali della nuova scuola che hanno suscitato le perplessità fin qui sollevate e comunque non ancora conosciuti dai docenti.

Per la scuola dell’infanzia il Ministro precisa che le “Indicazioni nazionali” da applicare in via transitoria sostituiscono in sostanza, gli orientamenti del 1991!

Chiediamo pertanto che alla parola “transitoria” venga aggiunto “e in via sperimentale”.

SCUOLA SECONDARIA DI PRIMO GRADO. 

In merito allo “Schema di decreto legislativo concernente la definizione delle norme generali relative alla scuola dell’infanzia e al primo ciclo dell’istruzione”,  alle “Indicazioni nazionali per la scuola secondaria di primo grado” e al “Profilo educativo, culturale e professionale dello studente” che in via transitoria saranno  la base regolamentare del settore, si osserva: 

SCANSIONE IN PERIODI DIDATTICI 

         L’istituzione del biennio valutativo, come già osservato per la scuola primaria, sembra recare consistenti  e variegati effetti negativi, sia dal punto di vista didattico- educativo che da quello organizzativo. Tali effetti, di sicuro,  sovrastano gli eventuali vantaggi di una valutazione in tempi più distesi.

         Viene, di fatto, assecondata la naturale predisposizione  al disimpegno o alla sua dilazione con la garanzia di un passaggio automatico, salvo casi eccezionali, alla seconda classe del biennio. In questa prima classe dobbiamo ipotizzare, dunque, il dilatarsi della varietà di stili di apprendimento negli alunni, la stabilizzazione di forme di disimpegno e di demotivazione,  la esasperazione di forme di scarsa disciplina. Ciò con l’ulteriore svantaggio che nella classe successiva gli alunni dovrebbero essere messi in grado di recuperare in un anno il programma di due. In tale classe, inoltre, saranno presenti gli alunni di leva e i ripetenti del biennio con la conseguenza di avere, ad anni alterni, classi esasperatamente numerose che, secondo la normativa vigente, non potranno essere sdoppiate.

         In definitiva tale norma appare, oltre che estremamente dannosa per gli studenti, come un’inutile complicazione della vita dei docenti, un’ulteriore gabbia della loro naturale diligenza e competenza professionale nella quale la bocciatura veniva praticata con molta discrezione e soprattutto non erano infrequenti i casi in cui questa era evitata quando era ragionevole prevedere un recupero consistente nel successivo anno. Un altro strumento, dunque, che dalle mani di professionisti coscienziosi e competenti, di fatto, è svuotato nel suo valore, e consegnato nelle mani di adolescenti  e delle rispettive famiglie. Saranno le fasce sociali più deboli, come sempre, a farne le conseguenze, quelle nelle quali l’attenzione e la cura delle famiglie per la vita scolastica dei figli è necessariamente limitata, distratta o incompetente.   A fronte di un vantaggio che interesserà comunque una minoranza di alunni provenienti da  famiglie e da realtà sociali in grado di condizionarli positivamente, si avrà lo svantaggio di molti che, proprio per le condizioni di scarsa  motivazione agli apprendimenti, avrebbero bisogno, invece, di un percorso di studi che li accompagni per successive acquisizioni nelle quali il raggiungimento degli obiettivi non sia troppo oneroso. Un’ipotesi alla portata del normale senso di responsabilità di un adolescente medio potrebbe essere quella, ad esempio, della ripetizione del quadrimestre, altro che biennio! 

ESAME DI STATO 

Tale esame costituirà il primo della vita dello studente e dovrà attestare conoscenze e competenze acquisite nel primo ciclo della scuola secondaria e nel pregresso ciclo della scuola primaria  nella quale l’esame di licenza elementare viene abolito. Se i due ordini di scuola rimangono profondamente distinti, sia strutturalmente che dal punto di vista delle professionalità che vi operano (quello dei maestri e quello dei professori sono mondi distinti che hanno scarsissimi contatti), perché depotenziare il progetto formativo ed educativo della scuola primaria che accompagna gli alunni per cinque anni?

Ciò appare  in linea con l’impianto gerarchizzante dell’intera riforma che sembra assegnare valore progressivamente maggiore agli ordini di scuola superiori dimenticando che le successive ed elevate acquisizioni sono rese possibili  dalla  solidità delle relative fondamenta.

Tale solidità, a nostro avviso, viene minata dall’ulteriore perdita di prestigio sociale dei docenti di scuola dell’infanzia e primaria. I primi, a  dispetto della formazione universitaria richiesta, vengono confinati a ruoli assistenziali. Si crede così poco nel valore formativo ed educativo di tale esperienza di scuola che si attribuisce unicamente ai genitori la facoltà di scegliere per l’anticipo. Non è prevista nessuna valutazione o orientamento formale di tale scelta da parte dei qualificati docenti della scuola dell’infanzia.

 I docenti della scuola primaria, privati della meta dell’esame finale, avvertiranno come depotenziata la loro funzione, saranno altri che valuteranno. In mancanza di una meta riconosciuta, anche socialmente, si assisterà ad un appiattimento della qualità dell’insegnamento.  

DISCIPLINE 

A fronte di una diminuzione del numero di ore di lezione (27 settimanali + 6 facoltative rispetto alle attuali 30 t.normale, 33 bilinguismo e 36 t. prolungato) si assiste alla dilatazione del numero delle discipline 12 + 6 educazioni. L’ipertrofia disciplinare, salvo casi di eccellente organizzazione e adeguatezza delle risorse, creerà problemi di coordinamento e di appesantimento burocratico. Si dovrà impiegare molto tempo e molte energie nella pianificazione dell’offerta formativa, nella sua documentazione e valutazione diversificata. L’esperienza in atto nella scuola primaria ha già evidenziato nell’eccessivo  numero di discipline la causa di livelli di affaticamento e di stress di alunni e docenti costretti ad un numero eccessivo di quaderni e di  libri, alla parcellizzazione di conoscenze e competenze che spesso agevolmente potrebbero essere attivate in insegnamenti unitari. Quando poi si parla di  “orario  personalizzato” dell’alunno, sembra che dalle difficoltà si passi all’utopia e all’amara constatazione che, sempre, chi decide per la scuola sia lontano anni luce da essa, ignorandone difficoltà, risorse, potenzialità.