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LA SCUOLA PUBBLICA NON E’ IN VENDITA!!! 

Il COSSMA ribadisce la posizione di SOSTANZIALE E FORMALE DISACCORDO CON LA RIFORMA    DEL SISTEMA SCOLASTICO.

Il Cossma, incalzato dall’incedere del processo di Riforma, posto in essere avventatamente e nella  totale trascuratezza della necessaria condivisione,  a seguito dell’approvazione del primo decreto attuativo  del 23/01/04  riafferma i punti  di principale preoccupazione e dissenso.

·        SCUOLA  DELL’INFANZIA

1.     L’ostinazione con la quale si è perseguito, sulla ‘pelle dei bambini’, nonostante l’unanime parere contrario, l’ANTICIPO della frequenza per i bambini inferiori ai tre anni,

2.     la possibilità di proporre e lasciare alla libera scelta dei genitori svariati moduli di tempo scuola che vanno da 875 a 1700 ORE ANNUE,

3.     la soppressione degli ORIENTAMENTI del ’91,

4.     la GENERALIZZAZIONE dell’offerta formativa, SUBORDINATA all’ emanazione di decreti e alla relativa copertura FINANZIARIA,

gettano la scuola dell’infanzia verso la temuta e, più volte respinta, deriva assistenzialistica.

Con un colpo di spugna si cancellano i pregi ed i meriti che questa scuola ha faticosamente conquistato sul campo e che le vengono riconosciuti anche a livello internazionale.

La “sostituzione” degli Orientamenti del ’91 prima della definitiva emanazione del Regolamento di esecuzione, non trova riscontro in  una corretta prassi legislativa, e non può che adombrare il sospetto che il Governo dia per scontata l’approvazione di ogni suo operare.

        La “generalizzazione dell’offerta”, in un paese civile, dovrebbe avere il carattere della priorità assoluta. Per l’anticipo a favore di alcuni, si trovano i soldi, per la scuola per tutti, si vedrà… 

·        SCUOLA  PRIMARIA

1.     Nella scuola primaria la facoltà di iscrizione ANTICIPATA porterà in una stessa classe alla presenza contemporanea di alunni  con un’età che spazia, per es. in seconda, dai 6,5 agli 8,3 ANNI, (una quisquiglia per i super docenti morattiani…),  E’  prevista, inoltre,  la totale destrutturazione organizzativa, didattica e curricolare, nonostante l’ordinamento attuale sia stato riformato totalmente solo nel 1990.

2.     Scuola elementare e media verranno forzate nella cornice di un unico esame di stato, lasciando i due segmenti scolastici totalmente distinti, strutturalmente e professionalmente. La SOPPRESSIONE DELL’ESAME DI QUINTA ELEMENTARE non potrà che depotenziare il progetto formativo della scuola primaria.

3.     Con l’istituzione del docente COORDINATORE-TUTOR si introduce una GERARCHIA nel team di docenti in cui, sino ad oggi,  la  parità di funzioni e prestigio, è stata garanzia di fertile collaborazione. Si prepara surrettiziamente ed esclusivamente per ragioni di SPESA, la strada alla reintroduzione del MAESTRO UNICO ‘TUTTOLOGO’ affiancato da docenti minor per attività educativo-laboratoriali o da esperti esterni. 

4.     La cecità e superficialità con la quale si dichiara non ABOLITO IL TEMPO PIENO per il solo fatto di aver garantito un numero di ore corrispondenti a quello attuale, eludono deliberatamente lo specifico del tempo pieno che non è quantitativo, ma qualitativo: un’offerta educativo formativa che si protrae per 8 ore al giorno, non un completamento orario con attività opzionali.

5.     Il PORTFOLIO delle competenze individuali con funzione valutativa e orientativa,  per la varietà qualitativa e quantitativa dei materiali risulterà uno strumento di appesantimento burocratico. L’accurata e farraginosa compilazione, la raccolta di dati, di elementi e prove significative commentati e valutati, in collaborazione con gli altri docenti, sentiti alunni e genitori, avverrà ad opera del docente tutor-coordinatore. La corretta  e auspicata collaborazione  con le famiglie sarà sostituita dall’indebita intromissione in un campo di competenze squisitamente professionali. 

6.     La PERMANENZA DEI DOCENTI NELLA SEDE DI TITOLARITA’ PER LA DURATA DEL PERIODO DIDATTICO appare del tutto in contrasto con la norma, riferita alla secondaria, di elevazione a diciotto ore di tutte le cattedre. Questa, infatti,   nella sua concreta applicazione sta sconvolgendo la continuità didattica, sciogliendo  forzatamente  i docenti dal vincolo formativo che li lega responsabilmente per alcuni anni ad una determinata classe.

Ricordiamo, ancora una volta al Ministro, che la falce del cambiamento si sta abbattendo in misura devastante sui due ordini scolastici innovati radicalmente da poco più di un decennio e che costituiscono il fiore all’occhiello del nostro panorama scolastico a livello internazionale. 

·        SCUOLA  SECONDARIA DI PRIMO GRADO 

1.     Nella scuola media, a fronte di una DIMINUZIONE DEL NUMERO DI ORE DI LEZIONE (27 settimanali + 6 facoltative rispetto alle attuali 30 t.normale, 33 bilinguismo e 36 t. prolungato) si assiste alla dilatazione del numero delle discipline 12 + 6 educazioni.

2.     L’IPERTROFIA DISCIPLINARE, salvo casi di eccellente organizzazione e adeguatezza delle risorse, creerà problemi di coordinamento e di appesantimento burocratico. L’eccessivo  numero di discipline sarà la causa di livelli di affaticamento e di stress in alunni e docenti, costretti   alla parcellizzazione di conoscenze e competenze che spesso agevolmente potrebbero essere attivate in insegnamenti unitari.

3.     Quando poi si parla di  “ORARIO  PERSONALIZZATO” dell’alunno, sembra che dalle difficoltà si passi all’UTOPIA e non resta che l’amara constatazione che, sempre, chi decide per la scuola, sia lontano anni luce da essa, ignorandone difficoltà, risorse, potenzialità.

4.     L’istituzione del BIENNIO VALUTATIVO presenta  consistenti effetti negativi, sia dal punto di vista didattico-educativo che da quello organizzativo che, di sicuro,  sovrastano gli eventuali vantaggi di una valutazione in tempi più distesi. Viene, di fatto, assecondata la naturale predisposizione  al disimpegno o alla sua dilazione con la garanzia di un PASSAGGIO AUTOMATICO, salvo casi eccezionali, alla seconda classe del biennio. Lo scenario è quello di un  dilatarsi della varietà di stili di apprendimento negli alunni, la STABILIZZAZIONE DI FORME DI DISIMPEGNO, DI DEMOTIVAZIONE, E DI INDISCIPLINA. L’affollamento, ad anni alterni, delle classi nelle quali parte degli alunni dovranno RECUPERARE DUE ANNI IN UNO.  

In definitiva  un’inutile complicazione della vita dei docenti, un’ulteriore gabbia della loro naturale diligenza e competenza professionale,  nella quale la bocciatura veniva praticata con molta discrezione  Un altro strumento, dunque, che dalle mani di professionisti coscienziosi e competenti, di fatto, è svuotato nel suo valore, e consegnato nelle mani di adolescenti  e delle rispettive famiglie.

Saranno le FASCE SOCIALI PIÙ DEBOLI, quelle nelle quali la CURA E L’ATTENZIONE DELLE FAMIGLIE È LIMITATA, a farne le spese.    

IL COSSMA DENUNCIA LA PERICOLOSITÀ E LA GRAVE RESPONSABILITÀ DI SCELTE DI RIFORMA NON LARGAMENTE CONDIVISE NEL  MERITO, MA SOPRATTUTTO NEL METODO.  

Dagli Stati Generali del dicembre 2001  alla legge delega 53/2003 e agli attuali provvedimenti attuativi, sono state messe in atto soprattutto COSTOSE STRATEGIE COMUNICATIVE RIVOLTE ALL’UTENZA, studenti e genitori,  per pubblicizzare un ‘prodotto’, la cui bontà e validità non era ancora stata verificata, e dal cui processo di elaborazione erano stati ESCLUSI  i docenti, proprio coloro che avrebbero dovuto esserne i principali artefici.  Il Ministro parla direttamente alle famiglie, DRIBBLA I DOCENTI che, dalla condizione di disagio e di scarsa valorizzazione professionale ed economica, unanimemente riconosciuta, non avevano certo bisogno di ULTERIORE SPREGIO  DEL LORO VALORE.

Nella scuola il clima di delusione e sfiducia, che segue la speranza di vedere finalmente attuata una riforma valida e accettabile,  sta minando le energie vitali. Contro scelte di riforma non condivise, il COSSMA ribadisce la sua ferma opposizione, e continuerà con le opportune iniziative di protesta e di lotta. 

IL MINISTRO E LA SUA EQUIPE DIMENTICANO CHE LA SCUOLA NON È UNA FABBRICA, NÈ UNA BOTTEGA.   LA SCUOLA PUBBLICA NON È IN VENDITA!

 

Milano, 24 gennaio 2004