Articolo
pubblicato su Il Venerdì di Repubblica del 29 agosto 2003.
Tra dieci giorni in classe. Ma che fine ha fatto
la legge che doveva cambiare la scuola? Due anni dopo l’annuncio, oggi il
governo potrebbe finalmente discutere il primo via libera. È la svolta? No.
Dall’inglese all’informatica, perfino le novità meno discusse rischiano di
restare sulla carta. E una ragione (economica) c’è.
L’eterna riforma. Tutti pronti al rientro.
Tranne la Moratti.
di Mario Reggio
Inglese, Internet, impresa. Ricordate? Erano le
parole d’ordine di Silvio Berlusconi, ripetute fino all’ossessione durante la
campagna elettorale del 2001. E a cui si era poi ispirata la riforma della
scuola di Letizia Moratti. Appunto: che fine a fatto la legge che avrebbe
dovuto rivoluzionare il mondo dell’istruzione? Il 10 settembre i primi
studenti torneranno in classe ma, salvo sperimentali eccezioni, studieranno
sempre alla vecchia maniera. Perché, se è vero che proprio oggi la legge
Moratti potrebbe fare un piccolo passo avanti, sarebbe un passo piccolo
davvero.
Ma andiamo per ordine. La logge delega è stata
presentata in Parlamento il 3 aprile deI 2002. L’approvazione dei sei articoli
è avvenuta il 12 marzo del 2003. La delega è stata convertita in legge il 28
marzo. Da quel giorno il governo ha 24 mesi di tempo per emette re i decreti
attuativi, che però devono essere accompagnati da un decreto di spesa
approvato dal ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. E proprio oggi,
appunto, salvo rinvii dell’ultima ora (è già stato messo all’ordine del giorno
più volte, ma sempre ritirato) dovrebbe essere presentato in Consiglio dei
ministri il primo dei decreti attuativi.
Di cosa parla? Riguarda i primi due anni delle
elementari, per cui inserisce l’insegnamento della prima lingua straniera e
dell’informatica. Rompe il sistema dei tre maestri per due classi e istituisce
la figura del maestro «prevalente». Articola la scuola elementare: primo anno
seguito da due bienni con l’abolizione dell’esame di quinta. Dà la possibilità
di iscrivere in prima anche i bambini che hanno compiuto 5 anni e mezzo. E,
infine, adegua i programmi dei primi due anni ai «principi» del pedagogo
Giuseppe Bertagna, gran consigliere del ministro Moratti, che prevede
l’insegnamento «orizzontale» delle materie: «una dimensione organica tra
italiano, inglese, matematica».
Potrebbe cominciare così il nuovo anno
scolastico? Neanche per sogno. Anche se Tremonti desse il via libera, e sono
in molti ad avere dubbi, il decreto dovrebbe poi passare prima alla
commissione Cultura della Camera e poi a quella Istruzione del Senato, che
hanno ognuna 60 giorni di tempo per esaminarlo. Nel frattempo il decreto di
copertura finanziaria andrebbe in aula. Poi servirebbe il parere obbligatorio
della Conferenza Stato-Regioni. Così, anche se tutto andasse secondo le
speranze del ministro Moratti, passerebbero almeno quattro-cinque mesi. E
saremo alla fine del 2003. Cosa succederà nel frattempo? Arrivano
segnalazioni, per fortuna poche, di dirigenti scolastici che hanno già in
mente di applicare alcuni punti della riforma. Peccato che, senza una legge,
non ci sia la facoltà di modificare la scuola pubblica a proprio piacimento.
Per la verità, proprio in vista dei tempi
lunghi, il 22 lugho scorso il ministro Moratti qualcosa ha fatto: ha firmato
un decreto secondo cui, in sostanza, l’insegnamento dell’inglese e
dell’informatica può cominciare nelle elementari dove l’armo scorso è stato
sperimentato l’anticipo scolastico. Poi però la circolare esplicativa ha
cambiato le carte in tavola: può partire il maestro prevalente, le scuole
possono modificare i programmi secondo le «linee Bertagna, dice. La Cgil
presenta ricorso al Tar. E, in tutta fretta, l’8 agosto, il ministero
rettifica: «I capoversi 5-6 e 7 del paragrafo “contenuti del provvedimento”,
di cui alla menzionata circolare 62, si intendono come non formulati». Una
brutta figura. Senza contare che sul tappeto c’è un ulteriore problema. Il
governo Berlusconi ha bloccato le assunzioni nella scuola dal 2002, anche se
quest’anno Letizia Moratti ha chiesto l’inserimento in ruolo di 21 mila
docenti. Insomma, un’altra bocciatura. Da dove si prenderanno quindi gli
insegnanti di inglese e informatica? Fa capolino un’ipotesi: il primo decreto
d’attuazione, quello che dovrebbe essere discusso oggi, sarà a costo zero,
perché gli insegnanti verranno pescati tra quelli già in ruolo. E al ministero
gira una voce insistente: c’è un numero sufficiente di maestre che hanno fatto
corsi di inglese ed altri che hanno ottenuto il patentino informatico europeo.
L’ipotesi più probabile è comunque che quest’anno si parta con un’altra
sperimentazione, come quella che ha coinvolto lo scorso anno poco più di 200
scuole elementari, in gran parte «paritarie».
Certo è che regna la confusione. E un’aria molto
meno trionfalistica di quella con cui, nel dicembre del 2001, si aprirono gli
Stati generali della scuola al Palazzo dei Congressi di Roma. Allora il
governo si mobilitò: oltre alla Moratti, c’erano il ministro agli Affari
regionali Enrico La Loggia, quello alle Attività produttive Antonio Marzano e
quello del Lavoro Roberto Maroni. Fu lo stesso Silvio Berlusconi a chiudere la
due giorni che sanciva la nascita della «nuova» scuola del centrodestra. «la
prima riforma dopo quella Gentile», disse, «investiremo dai 16 mila ai 19 mila
miliardi di lire per i prossimi cinque anni». La festa però venne rovinata
dagli studenti: una sessantina di presidenti delle Consulte provinciali
contestò la Moratti e Berlusconi. Il servizio d’ordine strattonò e spinse i
giovani che urlavano slogan in difesa della scuola pubblica, questi lasciarono
il Palazzo dei Congressi e si unirono al grande corteo che assediava gli Stati
generali. I big della politica se la filarono da un’uscita laterale. Per
Letizia Moratti e Silvia Berlusconi non era stata una gran giornata. Poi
iniziò il calvario della legge delega. Prima tappa l’il gennaio del 2002,
quando il testo doveva essere presentato alla stampa. L’incontro salta, la
Moratti non si vede. An ha bocciato la scelta dei quattro anni per le
superiori, la Lega rivendica la competenza regionale non solo sulla formazione
professionale. La maggioranza «smonta» la riforma Bertagna: si torna ai cinque
anni alle superiori e si anticipa l’ingresso alla prima elementare a cinque
anni e mezzo. Ma il vero nodo, e lo sarà ancora in futuro, è il no di Tremonti:
«I soldi non ci sono e senza copertura finanziaria non firmo nulla». Di questo
passo i 24 mesi a disposizione del governo per i decreti attuativi della
riforma Moratti sembrano davvero pochi.
MARIO REGGIO
E la lingua straniera? Dimezzata.
MA INSOMMA, l’inglese i bambini delle elementari
lo studieranno o no? In attesa dell’approvazione del decreto sull’argomento,
la questione resta sospesa. Ma proviamo a fare il punto su quello che è
successo finora. Più di un anno fa, a legge non ancora approvata, è partita
una sperimentazione in circa 250 scuole che, oltre all’ingresso anticipato in
prima elementare, prevedeva appunto lo studio di una lingua europea
(normalmente l’inglese) anche per i più piccoli. Nella relazione finale
redatta dal ministero, a questo proposito si legge: «Nel 75 per cento del casi
all’inglese sono state dedicate due ore settimanali, per farne uno strumento
culturale con piena dignità». Bene, peccato che il decreto che dovrebbe
passare ora preveda Invece l’insegnamento dell’inglese in prima e seconda
elementare per una sola ora alla settimana. Come dire, uno strumento culturale
con dignità dimezzata. Non solo, l’avvio della tanto sbandierata
sperimentazione e il conseguente taglio di fondi ha di fatto annullato il
precedente sforzo delle autonomie locali, che avevano dato il via a programmi
dl Insegnamento dl lingue straniere al più piccoli e che spesso prevedevano
fino a quattro ore settimanali. Rispetto a questi, invece di andare avanti si
è così tornati indietro. Ma ai bambini una sola ora settimanale servirà?
Risponde Loredana Fossaceca, insegnante e amministratrice della scuola di
lingue romana Trust Europe «I bambini apprendono in modo spontaneo, in loro il
ragionamento logico-deduttivo non è ancora pienamente sviluppato. Per questo
hanno bisogno di stimoli, ma soprattutto di molto più tempo rispetto a un
adulto, che il suo tempo, razionalizzando, sa sfruttarlo meglio Certo, spiega
ancora la professoressa, un’ora è comunque sufficiente per un approccio
all’inglese, e tornerà utile quando l’alunno si metterà a studiano sul serio,
ma niente di più. Per apprendere una lingua, a 6-7 annidi età, occorrerebbe
«un’esposizione prolungata e continua, con il sostegno di due o tre ore
settimanali di lezione vera e propria». (e.v.)
Commissioni dibattili e bocciature.
Luglio 2001 - Insediata la
Commissione Bertagna che deve elaborare la riforma della scuola.
Dicembre 2001 - Stati generali dell’istruzione. Il ministro Moratti presenta
il progetto di riforma.
Marzo 2002 - Il governo approva il Disegno di legge delega presentato dalla
Moratti.
Aprile 2002 - Il Disegno approda in Parlamento.
Settembre 2002 - In 250 istituti inizia la sperimentazione di alcuni punti
della riforma.
Febbraio 2003 - Il Disegno dì legge è approvato dalla Camera.
Marzo 2003 - Il Disegno è approvato in via definitiva dal Senato.
Aprile 2003 - Il primo decreto di attuazione della legge delega, che dovrebbe
andare in Consiglio dei ministri, non viene discusso per evitare attriti nella
maggioranza in vista delle elezioni amministrative.
Luglio 2003 - In consiglio dei ministri slitta la discussione del piano
finanziario relativo.
29 Agosto 2003 - Il governo oggi discuterà il decreto?